...IN ITALIA

Circa la flat tax, sul popolo bue han presa facile, le salviniano-berlusconiane demagogie, al punto da venir spacciate per ghiotte eulogie

Premessa

Come ripromessomi, affronto un impegnativo argomento di politica fiscale: quello della flat tax. Nonostante il provocatorio titolo di questo post, procuro di d'imprimervi un orientamento il più possibile obiettivo. Da un po' di tempo a questa parte, furoreggian a spron battuto fior di bordate, dal facile piglio emotivo, in materia fiscale, come quella di Salvini in merito alla delicata vexata quaestio sull'irpef et similia.

Lungi da me, da liberale convinto, disdegnare imposizioni fiscali meno oppressive rispetto a quelle che ai tempi odierni salassano il già esangue contribuente secondo malsane logiche iper-statalistiche, senonché la sua proposta consisterebbe nell'imporre un'unica aliquota del 15% (20% nel caso di quella di Berlusconi) ed una deduzione pro capite di 5mila o 3mila euro (sino a 13mila euro, sempre nell'intento di B.) non estesa a tutti i contribuenti, con perdite considerevoli di gettito.

 

 

Qualche nozione sul calcolo dell'irpef

Per aver un metro di misura cui rapportarcisi, riporto di seguito una tabella sugli scaglioni attualmente in vigore:

fascia reddituale

aliquota

tassazione massima al lordo della no-tax area

da 0€ a 15.000€

23%

3.450€ (15.000*0,23)

da 15.001€ a 28.000€

27%

6.960€

da 28.001€ a 55.000€

38%

17.220€

da 55.001€ a 75.000€

41%

25.420€

>75.000€

43%

>25.420€

 

Sotto l'ipotesi d'una no-tax area di 8.000€ per i dipendenti pubblici, 5.000€ per gl'autonomi, 7.000€ per i pensionati (non disponendo dei dati attuali, alcune di queste soglie posson risultare alterate), il reddito imponibile vien suppergiù determinato secondo una formula del genere:

reddito_imponibile = reddito_ complessivo + crediti_ d'imposta_ sui_ dividenti - oneri_ deducibili -   deduzioni_ per_ abitazione_ principale - no-tax_area

A sua volta, la no-tax area la si determina - a meno di modifiche apportate dai governi, s'intende - come segue...

1) Si calcola il coefficiente di deduzione (a rigore, tenendovi conto dei primi quattro decimali), che è pari a

(26.000€ + deduzione_complessiva + oneri_deducibili + deduzioni_abitazione_principale - reddito_complessivo - crediti_d'imposta_sui_dividendi)/26.000€

Il risultato è un numero puro che può assumere valori positivi, nulli o negativi. Più precisamente, se risulta <=0, non spetta alcuna deduzione; se è >=1, spetta per intero; se è compresa fra 0 ed 1, in misura parziale.

2) si determina la no-tax area moltiplicando suddetto coefficiente per la soglia di deduzione relativa al tipo di lavoro (8.000€ per i dipendenti pubblici, a titolo chiarificatore):

no-tax_area = soglia_di_deduzione*coefficiente_di_deduzione

 

 

Qualche sbrigativo esempio prima d'entrare nel merito della proposta di Salvini&Co...

a) Calcolo della no-tax area

Per un lavoratore dipendente con reddito di 20.000€ ed oneri deducibili per 1.500€,

  • la no-tax area vale 8.000€*(26.000€ + 8.000€ + 1.500€ - 20.000€)/26.000€ = 8.000€*0,5769 = 4.326,75€
b) Calcolo dell'irpef al lordo delle detrazioni d'imposta (quali, ad esempio, quelle relative alle spese mediche, le tasse scolastische, ecc...). In riferimento al lavoratore di cui all'esempio precedente, essendo che gl'oneri deducibili van sottratti al reddito,
  • quello imponibile risulta pari a 20.000€ - 1.500€ = 18.500€;
  • in secondo luogo, lo si sottrae alla no-tax area: 18.500€ - 4326,75€ = 14.173,25€;
  • ne si calcola, infine, l'irpef lorda secondo le percentuali della tabella: 14.173,25€*0,23 = 3.259,85€

c) Un esempio un po' più articolato, giusto per applicare pure il concetto di progressività della tassazione

Supponendo che lo stesso lavoratore, nel tempo, sia andato maturando aumenti reddituali tali da arrivar a percepire 28.000€, a parità d'oneri deducibili,

  • la rispettiva no-tax area risulta dal calcolo 8.000€*(26.000€ + 8.000€ + 1.500€ - 28.000€)/26.000€ = 8.000€*0,28846 = 2.307,7€
  • il reddito imponibile, dunque, è di 28.000€ - 1.500€ - 2307,7€ = 24.192,3€
  • fino a 15.000€ s'applica l'aliquota del 23%: 15.000€*0,23 = 3.450€;
  • sulla differenza fra il reddito imponibile e l'estremità inferiore del relativo intervallo d'appartenenza, si applica quella del 27%: (24.192,3€ - 15.001)*0,27 = 2.481,65€
  • infine, l'irpef lorda è di 3.450€ + 2481,65€ = 5.931,65€

 Sebbene la guida dell'Agenzia delle Entrate che allego qui di seguito risalga al 2003, il sistema progressivo e la formula della no-tax area son rimasti invariati o quasi (son cambiati gli scaglioni e le soglie di deduzione, principalmente).

Download - Guida al calcolo dell'irpef (2003)

 

 

La flat tax dal vangelo secondo Silvio...

In riferimento ai redditi del 2012, in Italia s'annoverano 41,4 milioni di contribuenti con una retribuzione media annua di 19.747€; il che porta ad un'entità reddituale complessiva di circa 800 miliardi di euro, da cui poi dedurre e detrarre gl'oneri al fine di determinarne la base imponibile. In quell'anno, le agevolazioni fiscali, fra deduzioni e detrazioni, ammontano all'incirca a 300 miliardi di euro, portando dunque l'imponibile a 500 miliardi di euro.    

Stando alla tabella qui di fianco ( tutti i dati a partire da questo paragrafo li ho presi da un particolareggiato articolo vergato di pugno dagl'economisti Francesco Daveri e Luca Danielli ), circa 16,3 milioni di contribuenti (suppergiù il 40% del totale) avrebbero parziale diritto alla deduzione dei 13mila euro, avendone un reddito inferiore, con una deduzione complessiva di circa 147,9 miliardi di euro (basta sommare le varie deduzioni della quarta colonna); i restanti contribuenti, nel numero di 20,7 milioni (41,4-16,3), beneficerebbero d'una no-tax area pari a 269,1 miliardi di euro (13.000€*20,7milioni). In totale, la somma delle deduzioni delle due classi di contribuenti darebbe per risultato 417 miliardi di euro, con un reddito imponibile di 383 miliardi di euro (800 - 417) in ragione del 20%, portando entrate per 76,6 miliardi di euro (383*0,2). L'aliquota del 20% applicata ai redditi societari, ammontanti a 155 miliardi, darebbe un introito di 31 miliardi di euro. Facendo la somma, s'arriva a 107,6 miliardi di euro, cioè ben 95 in meno del gettito registrato in quell'anno (203 miliardi di euro).

Domanda: un così voraginoso gap strutturale come intenderebbero colmarlo, lorsignori berlusconidi? Accumuliamo debito su debito alla stregua della Grecia, colpevolizzando poi la cosiddetta troika? Improponibile.

 

 

... e secondo Matteo

Più articolata è invece la proposta della Lega Nord, che s'è ispirata all'economista Alvin Rabushka  per avanzarla. Come precisato nella premessa, in questa seconda versione vi sarebbe una deduzione di 3mila euro non estesa a tutti i contrubienti (l'esclusione riguarda pensionati e dipendenti pubblici). Al di là del fatto che una simile soglia d'esenzione genererebbe disparità di trattamento fortemente regressive, con il 51,1% dei contribuenti, quelli con reddito sino a 17.375 euro e che godono d'un'attuale no-tax area di 8mila euro, stretti in una morsa fiscale più oppressiva, le mancate entrate andrebbero attestandosi almeno a 40 miliardi di euro all'anno. Stando all'economista euro-scettico Claudio Borghi, anche nella peggiore delle ipotesi (quella di totale mancata copertura), il pil del paese prenderebbe a ricrescere a stretto giro, e dunque perché non incrementare d'un 2,5% del pil il deficit al primo anno? In fondo, se poi aumenta il pil, aumentano pure le entrate.

 

L'intervento di Alvin Rabushka...

 

Borghi e Seminerio nella trasmissione di Giannino...

 

1) Perché il 51,1% dei contribuenti andrebbe a pagare di più? A questa domanda è sufficiente rispondere con un esempio: applicando il metodo d'imposizione fiscale spiegato in precedenza, sotto l'ipotesi d'un reddito di 12mila euro modulato da una delle attuali no-tax area, per esempio quella da 8mila euro, la rispettiva esposizione nei riguardi dell'erario la si determina così:

  • no-tax_area = 8.000€*(26.000€ + 8.000€ - 12.000€)/26.000€ = 8.000€*0,8461 ~ 6.770€
  • irpef = (12.000€-6.770€)*0,23 ~ 1.203€

Rifacendo i calcoli con la flat tax con la no-tax area a 5mila euro, l'aggravio s'attesta attorno ai 50€:

  • no-tax_area = 5.000€*(26.000€ + 5.000€ - 12.000€)/26.000€ ~ 3.654€
  • irpef = (12.000€ - 3.654€)*0,15 ~ 1.252€

Per capire, invece, da quale reddito il contribuente con reddito sino a 15.000€ trae un beneficio con la flat, basta risolvere la disequazione

  • (X - (5.000€*(26.000€ + 5.000€ - X€)/26.000€) )*0,15 < (X - (8.000€*(26.000€ + 8.000€ - X€)/26.000€) )*0,23

 

Il risultato è X>12.600€ (nell'ipotesi in cui il lavoratore in questione non abbia alcunché da dedurre, né da detrarre! viceversa, la flat tax può continuare ad esser sconveniente).

Nell'ultimo aggiornamento a firma Salvini&Co, è stato corretto - come già ribadito - il tiro della no-tax area, portandola a 3mila euro. Dunque, sotto questo vincolo e sempre al netto dell'eventuali deduzioni e detrazioni previste dall'attuale regime fiscale, lo scenario, sempre in riferimento all'esempio precedente, è questo:

  • no-tax_area = 3.000€*(26.000€ + 3.000€ - 12.000€)/26.000€ ~1.962€
  • irpef = (12.000€ - 1.962€)*0,15 ~ 1.506€

Con un aumento d'imposta di almeno 300€ rispetto al regime ordinario (quello progressivo, per intenderci).

La soglia reddituale - fino a 15.000€ - sopra la quale s'avrebbero dei vantaggi, sarebbe di 14.275€ circa.

Sopra i 15.000€, la faccenda si complica, dato che subentra la progressività. Comunque, pensandoci un attimo, basta considerare la variabile reddituale, X, nel secondo scaglione (quello fra i 15.001€ ed i 28.000€). In prima istanza, si esprime l'irpef in funzione di X sia col regime progressivo che con quello flat; in secondo luogo, le due imposte le si metton a confronto l'una con l'altra con una disequazione. Andando a fondo...

regime fiscale progressivo attuale

  • no-tax_area_regime_ordinario = 8.000€*(26.000€ + 8.000€ - X)/26.000€
  • reddito_imponibile = X - no-tax_area_regime_ordinario
  • irpef (sino a 15.000€) = 15.000€*0,23 = 3.450€
  • irpef_lorda_regime_ordinario = (X - no-tax_area_regime_ordinario - 15.001€)*0,27 + 3.450€

regime fiscale con imposta unica al 15%

  • no-tax-area_regime_flat = 3.000€*(26.000€ + 3.000€ - X)/26.000€
  • reddito_imponibile = X - no-tax-area_regime_flat
  • irpef_lorda_regime_flat = (X - no-tax-area_regime_flat)*0,15

La disequazione che ne risulta è piuttosto lunga, sebbene non ci sia nulla di concettualmente ostico: si deve sostanzialmente capire quando l'irpef lorda del regime flat inizia ad esser inferiore della controparte a regime progressivo (irpef_lorda_regime_flat(X)< irpef_lorda_regime_ordinario(X)):

  • (X- 3.000€*(26.000€ + 3.000€ - X)/26.000€)*0,15 < (X -8.000€*(26.000€+8.000€ - X)/26.000€ - 15.001€)*0,27 + 3.450€

Il risultato è X> 15.739€. Stima fortemente prudenziale, dato che - ribadisco ancora una volta - non ho tenuto conto né delle deduzioni, né delle detrazioni (infatti, stando all'articolo di Daveri, s'inizierebbe a beneficiar della flat tax a partire da 17.375 euro).

 

2) Come s'arriva ad un così elevato mancato introito da parte dello Stato? Qui, invece, è necessario snocciolare dei dati... La no-tax area di 3mila euro escluderebbe circa 32,5 milioni di persone: 11 milioni d'individui che non presentano alcuna dichiarazione dei redditi e 21,5 milioni pagati dallo Stato, e fra quest'ultimi figurano 14,2 milioni di pensionati e 3,2 milioni di dipendenti pubblici (rispettivamente con 2,6 milioni ed 1,5 milioni di persone a carico). I beneficiari dell'agevolazione, dunque, potrebbero esser nel numero di 27,5 milioni (la deduzione s'applica al nucleo familiare, ecco perché vien tirata in ballo la popolazione italiana tutta). A questo punto, sottraendo dagli 800 miliardi di euro totali i 110 miliardi di reddito dei dipendenti pubblici (164 miliardi al lordo dei contributi sociali) ed i 240 miliardi di pensioni, s'ottiene il reddito di chi beneficia della no-tax area: 450 miliardi di euro, a cui sottrarre 82,5 miliardi di deduzioni (3.000€*27,5 milioni di beneficiari). Il reddito a cui applicare la flat tax del 15% sarebbe di circa 368, dando luogo a 54,5 miliardi di euro d'entrate, a cui aggiungere 43 miliardi di ritenute dalle pensioni, 24 miliardi dai dipendenti pubblici e 23,25 miliardi di Ires, per un gettito totale di 163,75 miliardi di euro (40 miliardi in meno di quello registrato nell'anno di riferimento, cioè nel 2012). La cancellazione delle detrazioni a dipendenti pubblici e pensionati avrebbe un peso rispettivamente di 16,6 e 2,4 miliardi di euro.

 

 

La flat tax nel resto del mondo

La proposta d'un'applicazione di questo regime fiscale troverebbe conforto in una sua applicazioni in svariati Stati sparsi per l'Europa (Estonia, Lituania, Lettonia, Romania, Serbia, Ucraina, Bulgaria, Albania, Bielorussia, Bosnia, Ungheria, Macedonia, Slovacchia, Islanda, Montenegro) e nel resto del mondo (Russia, Groenlandia, Giamaica, Tuvalu, Turkmenistan, Belize, Seychelles, Paraguay, Georgia, Iraq, Kirghizistan, Kazakhstan, Mauritius, Hong Kong). Non proprio delle economie avanzate, dato che vi figuran paesi in via di sviluppo e ad alta tensione sociale. Il caso più emblematico è quello della Russia: sin al 2001 venivan adottate tre aliquote (12, 20 e 30 per cento); dopo, ne subentrò una piatta del 13%. Tornando negl'italici lidi nostrani, in una visione ottimistica, buona parte dell'economia sommersa (stimata attorno al 12% del pil, in valore assoluto circa 190 miliardi di euro) verrebbe intercettata dalla flat tax. Stando alle analisi di tre economisti del Fondo Monetario (Klemm, Ivanova e Keen), tuttavia, essa non farebbe incisivamente da trampolino di lancio alla creazione di nuovi posti di lavoro, né all'aumento degli stipendi: nel caso specifico della Russia, l'emersione dal nero sarebbe andata attestandosi al 16%. Applicando la stessa percentuale in Italia, s'avrebbe un'emersione di 30,4 miliardi di euro (190*0,16), con entrate di 4,6 miliardi di euro all'anno in caso d'una tassazione al 15% (30,4*0,15); di 6 miliardi con una al 20% (30,4*0,2). Il gap si potrebbe ridurre da 40 a 34/35 miliardi circa. Ancora a livelli insufficienti. Dunque, si potrebbe tentar la sortita facendo altresì rientrare i capitali dall'estero, stimati attorno ai 230 miliardi di euro e tassabili una tantum al 20 od al 15%, generando un gettito rispettivamente di 45 o 35 miliardi di euro. Cosicché, se tutto fila liscio, al primo anno la copertura la si potrebbe pure trovare, ma in quelli successivi? La questione non è così scontata, e l'impressione è che Salvini e compagnia verdognola stian giocando a poker.

 

 

Una nota conclusiva

La verità è che se proprio si vuol optare per la flat tax, o perlomeno per una sua versione che non vada a detrimento dei redditi delle fasce minime, occorre far sì che le privatizzazioni prendan l'abbrivio (http://www.investireoggi.it/economia/proposta-di-oscar-giannino-per-ridurre-il-debito-pubblico-di-210-mld/ ): ci si potrebbe scollar di dosso le poste e TrenItalia, tanto per cominciare; dismetter parte del patrimonio pubblico (ad esempio, ospedali e carceri in stato d'abbandono e tutti quegli stabili che non han valenza storico-culturale, e ve ne son per svariate decine di miliardi di euro in tutt'Italia); privatizzare le società partecipate dal Tesoro, attraverso la dismissione delle aziende quotate in borsa (Eni, Enel, Terna, Snam, Finmeccanica e StMicroelectronics) e quelle non quotate (Poste, Ferrovie dello Stato Italiane, Rai, Inail, Sace, Fintecna). Ma qui il discorso si farebbe troppo lungo, e di carne al fuoco ne ho messa già abbastanza in questo post.

 

 

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