RECENSIONI

End of Green - Infinity

Questo quintetto tedesco è in circolo da un paio di decadi abbondanti. Al loro esordio eseguivano una sorta di doom metal sporco cadenzato sovresso vocalizzi  imperniati su un alternarsi di timbriche baritonali, basse e ruvide. Nel tempo han sempre più virato verso sonorità goticheggianti dal facile impatto con qualche riferimento all'alternative, tracciando una carriera dal rendimento qualitativo altalenante. Il punto di forza della band suddetta eran le parti lente cantate con voce particolarmente profonda, in ossequioso omaggio ai sempiterni, superni Type 0 Negative (l'album Songs for a Dying World, ad esempio, contiene una loro cover).

Anathema -We're here because we're here

Ennesimo capolavoro a firma dei talentuosi fratelli Cavanagh, fondatori dei versatili Anathema, band anglosassone che nel tempo è andata sempre più affrancandosi dalle sonorità pesanti e dall'incedere monolitico del doom, dissipandone i riferimenti in una corrosiva opera sperimentale di smaltimento, album dopo album, culminata nella pacatezza d'un avvolgente, struggente tepore canoro e sonoro. Nuova parentesi evolutiva, questa, di un gruppo che non smette di deliziare i palati fini; d'ammaliare le orecchie degl'ascoltatori a prescinder dalle loro preferenze musicali; di stimolar la scintilla dell'emotività.

Borknagar - Urd

Ultimo dei nove albums di questa side-project band composta da autentiche pietre miliari del panorama avantgarde/viking/folk/blackish metal (Vortex degl'Arcturus, Lazare dei Solefald, Vintersorg dell'omonimo gruppo). I Borknagar, il cui nome altro non è che un'anagramma di Ragnarok con l'aggiunta d'una b, nacquero al calar della prima metà degl'anni '90 per volontà di Øystein Garnes Brun, col proposito di dar i natali ad una creatura ibrida che coniugasse la feroce e brada furia del black metal a delle cangianti complessità sinfoniche e canore a proromper in trionfi di rivaleggiante frenesia. Urd, a mio avviso, rappresenta il loro apice compositivo (senza nulla togliere ad Empiricism, uno dei massimi capolavori del metal estremo tutto). Sicuramente uno dei migliori lavori che il variegato panorama metal s'è offerto di donarci negl'ultimi anni. Solo per gl'amanti e simpatizzanti del genere. Astengansi tutti gli altri, cui tutt'al più ne caldeggio tiepidamente l'ascolto con parole profferite a fior di labbra (ognuno si trinceri nella propria turris eburnea, ché delle cosiddette ampie vedute ne si può far tranquillamente a meno; ché ad avventurarsi nell'underground con calzari di primo paio, c'è il rischio li si rovinino un tantinello, ed immagino che a vossignoria ciò non sia proprio accomodante).

Quest'oggi son a proporvi un paio di pellicole a parer mio molto valide (attenzione: ravvisansi spoilers qua e là fra una righa e l'altra!).

I Colori dell'Anima

Ed ecco la trasposizione cinematografica delle vite di due pittori d'origini ebraiche, nonché consorti, della belle epoque parisienne: Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne. Storia di due anime gemelle che si legan indissolubilmente l'una all'altra in una passionale corresponsione di sensi; storia di due destini che s'incrociano nelle malversazioni d'un fato avverso scandito da vicissitudini di natura sentimentale, economica, razziale. Due parole su Amedeoi... La di lui cagionevole salute vien messa a dura prova dai propri eccessi legati al fumo, all'alcool, alla droga; sregolatezze che, tracciando una spirale discendente di annichilimento, lo condurranno verso un tragico, ineluttabile, fatale scacco. Due parole su Jeanne... La di lei prorompente infatuazione nei riguardi del suo amato la renderà sprezzante della propria vita, accecandone l'anima d'un suicida dolore. Film affascinante e depressivo quanto basta.

Inopinatamente si vien sospinti in un paesaggio soffuso di tepore bucolico, cui le montagne fan da sfondo ed il lago da proscenio; ammaliati da un trionfo di trame d'incanto, i due protagonisti, ciascuno dei quali a bordo della propria barca noleggiata,  s'incrociano infatuandosi l'uno dell'altra in una reciproca corresponsione di sensi. Questo l'idilliaco prologo.

 La morte dei loro unici due figli, fatalmente coinvolti in un incidente stradale di cui si fa solo menzione, segnerà lei profondamente sia sul piano fisico che su quello psicologico, rimanendo avvinghiata in una straziante morsa di catatonica depressione, che riverserà  con voga dimessa in una pittura figurativa ritraente paesaggi immersi in un turbinio di colori spenti, freddi, perennemente rievocativi  d'un dolore interiore divorante a cui concedersi remissivamente; ed in quest'ottica di annichilente e prosternante rassegnazione, porrà su di sé il fardello del senso di colpa, infernale prigione che si nutre di rimorsi, sin a giunger all'estreme conseguenze di porre termine alla propria vita, dopo che al suo affetto sarà venuto a mancare pure il suo consorte, anche lui vittima, per una crudele alchimia di circostanze inesplicabilmente e fatalisticamente legate a doppio filo alla prematura scomparsa dei figli, d'un incidente stradale. Affondi e fendenti che ne han intaccato il già labile e miserando equilibrio emotivo, frantumandolo in acuminati cristalli con cui ferirsi senza soluzione di continuità pure nell'aldilà.